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Il valore commerciale dei veicoli

Quando il danno supera il valore commerciale

 

Trattando le problematiche relative ai sinistri stradali, risulta consequenziale trattare il problema relativo alla valutazione di un danno su veicolo conseguente ad un sinistro e che tale danno debba essere risarcito da terzi.

Ecco quindi introdotto il primo concetto, ovvero

Risarcimento

” obbligazione che grava sul responsabile per riparare il danno cagionato, da un fatto doloso o colposo, ad una terza persona.”

od anche

” somma di denaro che la persona che ha causato un danno deve dare a chi lo ha subito.”

il secondo concetto che emerge dalla lettura della chiarificazione del risarcimento è

 

Danno

Si intende la diminuzione o la perdita del valore di un bene che l’assicurato ha subito in  seguito ad un sinistro.

 

Mentre i due concetti esposti sono materia di origine giuridica quelli che andremo ad esporre sono di natura tecnica.

Dopo aver eseguito la valutazione del danno è necessario stabilire se lo stesso è inferiore, uguale o superiore al valore commerciale del bene.

Ne emerge un’altro elemento da determinare, ossia

Valore commerciale

Valore che il bene – veicolo – macchinario – attrezzatura ha al momento del sinistro.

 

Valore

Entità di un bene in rapporto alla sua scambiabilità con altri  beni o con moneta o in rapporto all’utilità che esso rappresenta per chi lo possiede.

Riferendo quanto sopra enunciato al danno conseguente a sinistro stradale, e relativo ad autoveicoli e motoveicoli, dobbiamo innanzi tutto accertare che il danno complessivo, ovvero:

a) valore del mezzo incidentato,

b) eventuale recupero monetario del relitto,

c) spese per la rottamazione,

d) spese per il passaggio di proprietà del mezzo usato che andremo ad acquistare,

e) indennizzo per il tempo necessario per la ricerca di un veicolo avente le medesime caratteristiche di quello danneggiato,

 

sia superiore al costo delle riparazioni. Se per le spese c) d) e) risultano semplici calcoli matematici ricavabili da tariffe certe, la voce a) e b) risultano elementi variabili ed oggetto della valutazione.

 

Valutazione del veicolo

Le Compagnie di Assicurazioni si rivolgono, per la stima dei danni, per la maggioranza dei casi, ai Periti Assicurativi.

Non entro nel merito del rapporto tra codesti due soggetti, sta di fatto che i Periti Assicurativi, al fine di rendere produttivo il loro lavoro, debbono svolgere una massa notevole di valutazione danni. Nel caso debbano valutare il valore commerciale di un mezzo si avvalgono di riviste “specializzate”.

E qui nasce il primo problema; vero che dette riviste sono sopra le parti, ma è altrettanto vero che l’Italia è un paese molto eterogeneo sia geograficamente che culturalmente; è divisa in tre parti Nord, Centro e Sud. (Se capovolgessimo geograficamente l’Italia la Sicilia si troverebbe in Danimarca, se la ruotassimo verso destra finiremmo in Romania attraversando la Croazia, la Serbia, invadendo l’Ungheria e l’Austria).

Questo per affermare che un valore di un bene varia a seconda del luogo ove lo valutiamo e non è possibile che sia uguale nell’Italia del Nord come in quella del Sud come invece affermano le riviste “specializzate”.

Nel nostro Paese vi sono realtà economiche molto diverse ed ogni singolo danneggiato ha realtà diverse.

Pertanto il compito del Perito Assicurativo è di determinare il prezzo del bene nell’ambito del luogo ove si trova il bene, prendendo si come base quanto riportato dalle riviste specializzate, ma adattandolo alla situazione locale. Ciò non vuol dire che il valore necessariamente debba essere maggiore di quello indicato, potrà essere anche inferiore.

Altro concetto da sottolineare è che il mezzo non era oggetto di scambio ma d’uso.

Questo ci da lo spunto per entrare nel problema scottante e precisamente quando il danneggiato a monte di un valore commerciale di un veicolo di € 6.000,00 spende € 10.000,00 per la riparazione.

Nella quasi totalità dei casi, l’offerta della Compagnia di Assicurazioni non supererà i € 7.000,00 includendo anche le spese accessorie già indicate.

Nel caso accennato si dovrà verificare se il valore commerciale e, aggiungiamo d’uso ” L’uso o consumo  di un bene dipende dalla sua utilità, cioè dal rapporto tra il piacere diretto e la pena in cui si incorre o il piacere a cui si rinuncia ” risulti corretto ovvero se rispetta i parametri del luogo, se sono state verificate le specifiche condizioni del veicolo ( a parità d’anno di immatricolazione vi sarà differenza se un veicolo ha percorso Km 120.000 o solo Km 20.000, se le condizioni di manutenzione di carrozzeria e di meccanica sono buone o pessime, se il veicolo a solo uno o più passaggi di proprietà, se il proprietario svolge lavoro di rappresentante o è un sedentario impiegato) elementi codesti che intervengono sul valore commerciale del mezzo stesso.

Per contro dobbiamo anche affermare che “..  non esiste un valore assoluto, ma soltanto un valore “corrente” (cioè di mercato), e questo solo per quelle cose che sono più generalmente gustate e ricercate “.

Ribadiamo però il concetto che il valore di mercato deve riferirsi a quello rilevato nella zona di residenza del danneggiato.

Per ritornare al caso sopra espresso, nasce chiaramente una domanda:

” E’ corretto il comportamento della Compagnia Assicuratrice che basa la liquidazione solo sul valore commerciale del veicolo e non sul valore specifico dello stesso?”

Il valore specifico per un danneggiato non sempre corrisponde al valore commerciale, è chiaramente un valore superiore che prescinde dal mercato.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 2402/1998 ha puntualizzato che l’eccessiva onerosità di cui all’art. 2058 c.c., secondo comma, si verifica esclusivamente allorquando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo.

Risulta consequenziale che la dicitura “superi notevolmente” deve essere interpretata applicando, oltre che alla tecnica, anche il buon senso nell’interpretazione delle motivazioni che hanno portato il danneggiato al ripristino del veicolo che già nell’immediatezza del sinistro sapeva quale fosse il valore commerciale del mezzo ed ha ritenuto a lui conveniente procedere comunque alla riparazione dello stesso.

Risulta quindi chiaro che detto proprietario ha valutato il suo mezzo per il valore specifico ritenendo a lui più consona la riparazione.

Si può inoltre verificare anche il caso in cui il preventivo delle riparazioni effettuato da persona esperta (carrozziere) preveda un costo di ripristino pari al valore commerciale del mezzo e, quindi, ancora conveniente.

Nel corso del ripristino emergono ulteriori danni che fanno lievitare il danno.

Anche in questo caso sta alla “sensibilità” tecnica del perito assicurativo valutare se il danno era prevedibile o meno ed in caso negativo applicare il buon senso nei limiti imposti dalla tecnica valutativa.

 

E’ chiaro che i concetti sopra espressi non sono applicabili nel caso iun cui il danneggiato non provveda alla riparazione del veicolo ma bensì alla rottamazione.

In questo caso, se richiedesse una somma superiore al valore commerciale del veicolo e delle spese accessorie  si ravviserebbe un illecito arricchimento.

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