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Caschi: omologazione e sicurezza


L’analisi di codesto “ accessorio “ per scooteristi e motociclisti nasce dal fatto di essere intervenuto, come consulente di parte, in un sinistro  dove è coinvolto uno scooterista.

Di certo non entrerò nel merito del sinistro ma, anche in qualità di motociclista, desidero evidenziare l’importanza di detto elemento.

Nel sinistro di cui accennavo, il conducente dello scooter indossava un casco denominato “a scodella” che, a seguito della collisione con il manto stradale, si lacerava nella calotta esterna permettendo lo sfilamento dello stesso.

Le conseguenze sono state mortali per lo sfortunato conducente.


 

Una successiva indagine presso i rivenditori di abbigliamento per motociclisti è emerso che l’utenza stranamente cerca di “risparmiare” nell’acquisto di detto particolare.

Il Codice della Strada ha invero recepito l’importanza del casco e, con la legge del 29 luglio 2010 n° 120 (art. 28) ha imposto quanto di seguito riportato:

 

“ Note all’articolo 28
Il comma 1 dell’articolo 171 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, come modificato dalla presente legge, cosi’ recita:
1. Durante la marcia, ai conducenti e agli eventuali passeggeri di ciclomotori e motoveicoli e’ fatto obbligo di indossare e di tenere regolarmente allacciato un casco protettivo conforme ai tipi omologati, in conformita’ con i regolamenti emanati dall’Ufficio europeo per le Nazioni Unite – Commissione economica per l’Europa e con la normativa comunitaria. “

A questo punto dobbiamo accertare cosa impongono i “ regolamenti  emanati dall’Ufficio europeo per le Nazioni Unite” ed indicata con la numerazione 22-05 sia sotto l’aspetto burocratico procedurale che sui test che devono essere eseguiti.

 

L’azienda, dopo aver progettato e costruito il nuovo casco ed eseguito accertamenti preventivi, deve inviarlo presso un laboratorio certificato per le prove 22 – 05 con sede in Italia o presso un laboratorio con sede in Europa.

 

Di seguito l’ente certificatore fornirà al produttore il numero di omologazione che verrà stampato nella targhetta omologativa ed è composto da cifre e da una o due lettere.

Le prime due cifre saranno 05, e stanno ad indicare che il casco ha ottenuto l’omologazione 05 (la più recente ed attualmente in vigore in Europa) mentre le seguenti indicheranno il numero di omologazione di quello specifico casco.


 

Le lettere potranno essere una J se il casco è stato omologato come jet (senza alcuna protezione al mento), una P se il casco dispone di una mentoniera testata come protettiva oppure le due lettere NP se il casco, pur disponendo di una protezione al mento, è stato omologato con una mentoniera ritenuta non protettiva (NP sta per non protettiva).

Nel caso della foto sopra inserita si tratta di un casco del tipo P, quindi con mentoniera testata.

 

Ad omologazione acquisita,l’azienda produttrice richiederà all’ANCMA (Associazione Nazionale Costruttori Motocicli ed Accessori) l’invio del primo lotto di etichette, indicando il numero di omologazione

Di seguito per poter commercializzare i caschi, il produttore dovrà far pervenire all’ente omologativo :
40 caschi nella taglia maggiore

10 caschi nella taglia minore, se si tratta di casco jet;

o, in alternativa 50 caschi nella taglia maggiore e 10 caschi nella taglia minore se si tratta di casco integrale o apribile con mentoniera protettiva.
L’ente omologatore sottoporrà anche questi caschi alle prove omologative richieste e nel caso di esito positivo, comunicherà all’azienda il benestare alla commercializzazione del primo lotto di caschi.

A questo punto il casco risulta omologato.

 

Per completare il discorso delle etichette che rileviamo all’interno del casco è utile specificare che accanto alla lettera E cerchiata troviamo un numero indicante il paese d’omologazione.
La legenda delle nazioni con il numero corrispondente, quello  che troviamo, come detto, nel cerchio a fianco della lettera E:
1 Germania -2 Francia -3 Italia – 4 Paesi Bassi – 5 Svezia – 6 Belgio – 7 Ungheria – 8 Rep. Ceca – 9 Spagna – 10 Jugoslavia – 11 Regno Unito – 12 Austria – 13 Lussemburgo – 14 Svizzera – 16 Norvegia – 17 Finlandia – 18 Danimarca – 19 Romania – 20 Polonia – 21 Portogallo – 22 Russia – 24 Irlanda – 25 Croazia – 26 Slovenia – 27 Slovacchia – 28 Bielorussia – 29 Estonia – 31 Bosnia Erzegovina -37 Turchia -40 Macedonia.

Se leggiamo ad esempio E3, il nostro casco è stato omologato in Italia, indipendentemente dal fatto del luogo di produzione che ad esempio per il casco ARAI in mio possesso, nella parte posteriore è indicata la fabbricazione in “Japan” ma l’etichetta evidenzia che è stato omologato in Italia.

 

Ma a quali prove il casco viene sottoposto per superare l’omologazione?

 

Per prima cosa il casco deve essere alloggiato su una falsa-testa ovvero un oggetto in lega metallica riproducente la forma di una testa.

Di seguito il complesso viene posizionato in una piattaforma e sottoposto ai raggi di puntamento di un laser affinchè siano individuati i punti ove effettuare le prove d’urto.

I punti sono:

B individuato sulla parte frontale

X DX individuato sulla parte laterale destra
X SX  individuato sulla parte laterale sinistra
P individuato  sulla parte superiore
R individuato sulla parte posteriore
S sulla mentoniera (nei caschi muniti di detta protezione)

 

Individuati i punti i caschi sono sottoposti al condizionamento ovvero inseriti in un frigorifero a temperatura di – 20° ed altri in forno a temperatura di + 50° per un periodo di circa 5/6 ore. Codesta tipologia di prova consente di analizzare i materiali alle varie temperature.

 

Di seguito a codesta prova i caschi vengono “battuti” nei punti stabiliti in precedenza per mezzo di un macchinario apposito.

 

I risultati vengono analizzati al computer ed i valori ottenuti devono essere:
– velocità di caduta : deve essere compresa tra 7,50 e 7,68 millisecondi
– picco di decelerazione  : è espresso in g ed evidenzia la decelerazione subita dal casco all’impatto con l’incudine. Non deve superare il valore di 275 g.
– valore HIC  (Head Injury Criterion) : non deve superare la misura di 2400.

Questo valore è stato introdotto dalla normativa 05.

 

In Europa si possono utilizzare esclusivamente caschi conformi all’omologazione Europea 22-05 e non altre omologazioni, quali ad esempio la DOT o la Snell americane.

A conferma della linea di condotta dei produttori di caschi, riporto di seguito foto ritraenti il casco che indosso abitualmente dalle quali troviamo conferma di due fattori:

1 – correttezza delle informazioni riportate nella fascetta indicativa posta all’interno ed in un posto non degradabile.

2 – la correttezza della casa produttrice ARAI che imprime, nella parte posteriore, la classificazione del casco ed il paese di produzione (Japan). Analizzando la tabella indicativa E rileviamo che codesto casco è stato omologato nei Paesi Bassi. Di seguito troviamo tutti i dati relativi al suo lotto di produzione.

 

 

Per concludere un’appello che mi viene d’obbligo svolgendo il lavoro di ricostruttore di sinistri stradali ma anche da motociclista:

indossate i caschi P (con mentoniera protettiva) e non J (senza alcuna protezione al mento) anche se guidate un motorino da 50 cc in quanto ho visto troppi menti deformati causa cadute.

 

NON risparmiate sull’abbigliamento per scooter e moto ma sopratutto sui caschi perchè potrebbe riservarvi questa sorpresa.

 

 

Le foto inserite relative alle prova sui caschi sono state tratte dal sito della ARAI che gentilmente ci ha autorizzato all’utilizzo.

 

 

 

 

 

1 Commento

  1. Valentina Boscolo says:

    Esaustivo ed interessante. Grazie per aver condiviso con noi queste conoscenze!

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